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Romina B

RB, gli sguardi di dentro

RB è un’artista romana con una formazione che arriva da arte, cinema e letteratura di quelli che ricostruiscono i passaggi della crescita interrotti dall’educazione e dalle culture prevalenti, quei buchi della psiche che si creano per via dei sistemi politico culturali orientati al dominio e al controllo, che noi crediamo solo gli altri subiscano ma che poi finiscono per arrivare fino a influenzare la percezione del nostro sé attraverso lo sguardo, l’obbedienza del corpo alle prassi sociali, le uniformi che indossiamo per abitare la nostra comunità.

Voci sognate che da coscienza sociale diventano ottavo senso permanente e invadente.

Da sempre attenta alla decolonizzazione della visione e dello sguardo, finalizzata anche alla liberazione da un oppressivo punto di vista maschile e maschilista sul mondo, e su quello femminile in particolare, RB prova a scardinare i recinti invisibili in cui milioni di persone vengono spinti attraverso l’immagine manipolatoria, quella sottile imposizione che entra nell’intimità e non viene intimata ma proposta seduttivamente come unico antidoto alla solitudine.

L’originalità della sua pittura, seducente e non seduttiva, nasce dalla visione (coltissima) e si formalizza nella teknè: le sue opere tremano, vivono, trasmettono come quelle di Richter o Borremans ma più identitarie, etrusche, pompeiane e contemporanee perché ataviche, installate nel DNA di ognuno di noi.

Quando l’arte è di qualità massima è la forma che trasferisce in contenuto e non ha bisogno di didascalie. Persino questo testo è ridondante, a ben vedere.

Non c’è bisogno di parole, basta lo sguardo, si dice in alcune situazioni di fronte a cio che ci somiglia o ci attrae.

Un’attitudine fatta di dialettica energetica non cognitiva che nasce con noi e che viene sopita dall’abitudine, dalle cadenze sociali scandite dal desiderio di conquista materiale che sopperisce alle mancanze spirituali, fisiche e metafisiche di una materia pulsante che contiene l’anima e che anzi è anima stessa solo quando, appunto, i suoi atomi sono collegati e connaturati allo slancio vitale fisiologico. Una libertà negata dai sistemi efficientisti perché porterebbe a una pericolosa e ingestibile autonomia emotiva, intellettiva ed intellettuale. Come in un rapporto dove c’è un sorvegliante e un sorvegliato, appunto, come si legge nella sua ultima serie di lavori.

Le sue opere diventano antidoto poetico al controllo di sé stessi, armonizzazione del doppio attraverso l’apparente durezza della sua rappresentazione, esempio da ricercare di eros libero da sorveglianti interiori creati da chi è estraneo ai nostri sogni e ai nostri reali bisogni. Vale per le donne prigioniere di un invisibile quanto prevalente sorvegliante interno, quanto per gli uomini che si perdono la parte migliore del mondo, quella del Femminino che spesso ricorre nelle opere di questa artista, capace di raccordare immagini di corpi e natura ai miti e agli archetipi ad essa collegati, creando nuovo immaginario senza colpevoli nè giudicanti.

FC

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